Carne bovina – Allarme Uniceb: dipendiamo dall’estero per il 50% (Agi)

Cremona, 31 luglio – “Importiamo dall’estero il 50% della carne bovina che consumiamo. Ma rischiamo, nel giro di un tempo breve, di precipitare al 70%”.
Renzo Fossato, presidente dell’Uniceb, l’Unione nazionale che associa le aziende impegnate nel settore della carne bovina è preoccupato. Anzi, molto preoccupato. “La situazione – rileva – è grave. Inutile nasconderlo. Non vorrei che anche gli allevamenti bovini venissero presi al laccio della crisi che sta devastando il comparto suinicolo. E la mia è una valutazione realistica, costruita sulle difficoltà del mercato internazionale delle carni bovine che vede alcuni tradizionali esportatori come l’Argentina e il Brasile imporre, per ragioni diverse, drastiche limitazioni alla domanda estera e, in rapporto con queste difficoltà, sulla crisi delle aziende italiane che allevano per l’ingrasso i vitelli che importano. L’aumento delle materie prime sta mettendo in ginocchio i nostri allevamenti. Di questo passo se non s’interviene con decisione molti allevatori saranno costretti a chiudere e, comunque, a rimettere in discussione i programmi che avevano messo a punto nel passato per fare fronte a una crescente domanda di carne bovina”. “Stiamo inoltre assistendo – spiega Fossato – all’esplosione dei consumi in aree che sino a ieri si segnalavano per un modesto, se non proprio basso, livello alimentare. Cina e India, tanto per fare qualche esempio, hanno prosciugato le riserve di cereali e di latte che avevano segnalato sino a ieri surplus importanti sul mercato internazionale. La stessa cosa può succedere per la carne bovina. I segnali che raccogliamo sono preoccupanti. Lo dico in generale, tenuto conto delle decisioni che ha assunto, da una parte, l’Argentina volte a frenare l’export di carne bovina e, dall’altra, l’Unione Europea nei confronti delle importazioni di carni bovine dal Brasile”.
Fossato ricorda inoltre che all’inizio del secolo scorso l’alimentazione pesava per circa il 50% (e a volte più) sui bilanci. “Una ventina di anni fa – sottolinea – eravamo al 33%. Adesso siamo sotto il 20 e, in alcuni centri, si tocca a malapena il 17%. In termini relativi si spende meno di ieri per l’alimentazione ma in termini assoluti disponiamo di più soldi per mangiare. L’espansione dei redditi ha risolto una contraddizione più apparente che reale. Quel 20 o 17% di oggi consente di acquistare più cose. Di più e di meglio. E in questo meglio la bistecca si è ritagliata nuovo spazio. L’espansione del reddito ha orientato i consumatori verso prodotti alimentari di qualità e fra questi prodotti va considerata la carne bovina. Almeno fino all’altro ieri. Da una quindicina d’anni (vedi la recente relazione del governatore della Banca d’Italia, Draghi, all’assemblea dell’Abi) stipendi e pensioni sono praticamente fermi. E a farne le spese sono gli alimenti più qualificati. Carne bovina compresa. A fronte di un consumo annuo di 1.400.000 tonnellate, le vacche macellate forniscono circa 130.000 tonnellate. L’importazione di vitelli da ingrasso è fondamentale per non essere deficitari di oltre il 50% e comporta una produzione di carni rosse di circa 400.000 tonnellate, dovute all’incremento del peso dei giovani vitelli importati. Ma il problema del reperimento dei vitelli a prezzi “possibili” diventa sempre più difficile, tanto che disperiamo di poter trovare la quantità necessaria in Europa. Nonostante ciò, il consumo di carni bovine non è diminuito e non pensiamo che la domanda nel prossimo futuro sia più debole, anche se constatiamo un aumento del consumo delle carni di pollame. Occorre, pertanto, disporre di una strategia del settore che consideri tutti gli aspetti del problema”.
La decisione di CremonaFiere di aprire un grande centro mercantile sulla carne bovina ha trovato molte adesioni. Per il 2009, è in programma infatti MeatItaly (22-25 ottobre), rassegna che riunirà a Cremona l’intera filiera.
“C’era bisogno in Italia di un centro mercantile che si facesse carico di tutti i complessi problemi che il comparto della carne bovina si tira dietro in un Paese che vede crescere i consumi e che per soddisfarli, non disponendo di grandi pascoli, dove trovare altre vie per riuscire a soddisfare la domanda. La decisione di CremonaFiere – afferma il Presidente dell’Uniceb – va incontro a un’esigenza generale. D’altra parte, nel comparto la Fiera di Cremona dispone di una lunga e apprezzata esperienza. L’internazionale del bovino da latte ne ha fatto una delle manifestazioni più importanti a livello mondiale. Legittimo, quindi, chiudere il cerchio con una grande manifestazione sulla carne bovina. Ecco perché tutti faremo del nostro meglio per la buona riuscita di Meat Italy”. (Agi)

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