Roma, 06 agosto – “La pregiata nocciola made in Italy rischia di scomparire”. L’allarme è della Coldiretti che ha espresso le sue preoccupazioni al ministero delle Politiche agricole nel corso di un incontro al quale hanno partecipato rappresentanti delle federazioni provinciali di Avellino, Cuneo e Viterbo, nei cui territori è radicato oltre il 65 per cento dell’offerta corilicola nazionale.
Secondo l’organizzazione agricola l’avvio della prossima campagna “è assai incerto a causa delle previsioni di produzione della Turchia, che rappresenta circa il 70 per cento della produzione mondiale, e che espone i nostri produttori a seri rischi di speculazione sui prezzi”.
I rappresentanti di Coldiretti hanno inoltre evidenziato che il settore delle nocciole “risente di una serie di gravi problemi, congiunturali e strutturali, tra i quali l’aumento generalizzato dei costi di produzione, in particolare del gasolio e dei fitofarmaci, la sleale concorrenza dei paesi terzi, agevolati da minori costi, vincoli e controlli inadeguati. Specie quelli fitosanitari, la frammentazione dell’offerta, il debole potere contrattuale dei produttori e la scarsa incisività delle Organizzazioni dei produttori nella commercializzazione delle nocciole. Occorre quindi – prosegue la nota dell’organizzazione agricola – una strategia di ampio respiro per il settore, la cui coltivazione è quasi sempre localizzata in aree marginali, dove non esistono alternative colturali. Nell’immediato, invece serve l’attivazione di un osservatorio permanente sulle nocciole, per monitorare la situazione di mercato e il meccanismo di formazione dei prezzi, per evitare un cartello tra operatori commerciali a danno dei produttori e rafforzare i controlli qualitativi e fitosanitari alle frontiere, affinché le nocciole importate siano soggette alle stesse norme imposte dall’Unione europea”.
“È altresì necessario – precisa la Coldiretti – un impegno presso la Commissione per impedire le modifiche richieste dalla Turchia di aumentare i limiti massimi di aflatossine sulla frutta in guscio importata nell’Ue, che metterebbe a serio rischio la salute dei consumatori. Infine – conclude la Coldiretti – occorre difendere le norme di commercializzazione per le nocciole fresche, che la Commissione vorrebbe abrogare, prevedere l’indicazione obbligatoria dell’origine per tutti i prodotti trasformati, nocciole comprese, per una corretta informazione al consumatore, rendendo così possibile di effettuare acquisti consapevoli ed esercitare una pressione politica sul governo turco, anche attraverso incontri bilaterali con l’esecutivo italiano. Questo, allo scopo di migliorare le condizioni dell’offerta sul mercato internazionale, cercando di contemperare gli interessi reciproci dei due principali paesi produttori mondiali di nocciole”. (Il Velino)
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