Roma, 18 marzo – La grande distribuzione si sta affermando sempre più come luogo per acquistare vino di qualità, e la scelta di etichette proposta da iper e super è ormai molto amplia ed articolata per rispondere a tutte le fasce di consumo. Ma tra i freddi “scaffali” della Gdo, canale dove ormai viene venduto il 60% del vino, il cliente è abbandonato a se stesso davanti a un impressionante stuolo di bottiglie tra cui poter scegliere. Se il prezzo, il passaparola o la telefonata all’amico più esperto possono aiutare a una fare prima “scrematura” di etichette, nessuno è però in grado di sostituire il prezioso supporto di un sommelier nel consigliare l’abbinamento con il cibo appena messo nel carrello, o nell’illustrare caratteristiche, storia e provenienza di questo o quel vino. Proprio del possibile ruolo del “sommelier allo scaffale” si parlerà a Vinitaly Verona dal 2 al 6 aprile, evento di riferimento dell’enologia italiana, in un dibattito organizzato da Winenews/Vinitaly. Di queste figure nella Gdo ne esistono, almeno per il momento, in pochissimi casi, anche se qualche grande catena sta timidamente iniziando ad attrezzarsi per rispondere a una richiesta che proviene dai loro stessi clienti. Una tendenza che può essere anche un valido sbocco professionale, favorendo la creazione di nuovo lavoro in un momento di crisi occupazionale, laddove negli ultimi anni, d’altronde, sono fioriti miriadi di corsi di sommelerie, tanto che anche Montecitorio ne ha organizzato uno su richiesta dei parlamentari. (9Colonne)
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